L’importanza della fiducia

Il modo in cui oggi è impostata la filantropia istituzionale in Europa, o più in generale, il sistema dei finanziamenti pubblici e privati verso il settore non profit, è dato spesso per scontato, come un fatto immutabile e immodificabile.

In genere, c’è un donor (pubblico, privato, nazionale, regionale, europeo) che pubblica un bando. Un’organizzazione non profit lo guarda, decide che le interessa, partecipa.

Ma questo partecipare cosa implica veramente? Cosa c’è dietro?

Nella maggior parte dei casi, soprattutto se una non profit ha dimensioni medio-piccole, il partecipare a un bando significa fermarsi per alcune settimane e dedicarsi solo a quello, trascurando tutte le attività che erano in corso fino a quel momento e che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono proprio quelle attività per cui quella determinata organizzazione è nata.

Vediamo infatti, ogni giorno, enti non profit nati dalla volontà di uno o più persone convintamente motivate da un genuino interesse a fare del bene e a intervenire per provare a risolvere questa o quella problematica che, nel giro di pochi anni, rimangono schiacciate dal peso e dalla responsabilità di dover trovare finanziamenti, trasformando il proprio ente in un vero e proprio progettificio, per non essere costretti a chiuderlo.

La quasi totale dipendenza dalla partecipazione a bandi è un chiaro motivo di sofferenza per l’intero settore del non profit. E allora, perché si continua a perpetrare un sistema che è intrinsecamente poco sostenibile, e che porta un ente a deviare dalla propria mission per gran parte del proprio tempo?

Pur nella consapevolezza che un ente non profit debba avere delle competenze gestionali e manageriali per sopravvivere e competere in questo “mercato”, siamo sicuri che non ci siano altri modi per togliere almeno in parte, lo stress da costante ricerca di finanziamenti?

A nostro avviso, la parola chiave per invertire la tendenza è la fiducia. Una fiducia da accordare da parte di aziende ed enti filantropici verso quelle organizzazioni che la meritano, che hanno dimostrato un track record e una motivazione tali da giustificare un finanziamento libero in tutto o in parte dai condizionamenti oggi presenti nel mondo dei bandi, come le rendicontazioni, i formulari troppo complessi, i documenti sempre più numerosi che vengono richiesti prima, durante e dopo il progetto.

Un sistema filantropico più sostenibile non dovrebbe aver paura di perdere un po’ il controllo, per mettere al centro la fiducia. La fiducia di supportare convintamente e incondizionatamente organizzazioni che conoscono meglio di chiunque altro la problematica che si vuole affrontare, liberandole da vincoli, strettoie, input calati dall’alto, che non fanno altro che sviarle dal proprio focus principale.

Come indicato dal Trust-Based Philantrophy Project che negli Stati Uniti si impegna a promuovere un tipo di filantropia basata appunto sulla fiducia, il modello dei finanziamenti incondizionati (unrestricted funding) “allows organizations to allocate resources where they are most needed, making room for innovation, emergence, and impact”.

Perché non provarci anche qui? Pensiamo a soluzioni che, attraverso un’attività di ricerca mirata (“Good Scouting”) portino sul tavolo dei donor una rosa di organizzazioni non profit di indubbio valore da supportare economicamente, o a “bandi” che invece che finanziare progetti, puntino a finanziare direttamente organizzazioni su cause ben definite (“Call 4 Ngos”).

Per questo tipo di approccio è richiesto ai donor interessati qualcosa di non scontato: l’umiltà di farsi un po’ da parte per poter liberare l’enorme potenziale d’innovazione, di energia, di creatività e di competenze delle persone che lavorano nel settore non profit, oggi spesso seppellite e soffocate da regole e vincoli poco comprensibili.

In questo modo, chi contribuisce economicamente (individuo o organizzazione) si avvicina come mai prima all’ente che supporta, lo ascolta, gli dà fiducia e in un processo di mutuo ascolto, viene esso stesso guidato nel capire come fare per supportarlo al meglio, per affrontare e provare a risolvere una sfida a cui tengono entrambi.

Il 2022 di Project School parte alla ricerca di chi, con noi, vuole realizzare questo cambiamento, diventando pioniere di un nuovo modello di filantropia che dia effettivamente al settore non profit il tempo e la possibilità di fare quello per cui è nato: fare del bene, aiutare gli altri, aiutare tutti.

 

Antonio Dell’Atti
Co-founder, Strategy & Operations Director @Project School