Com’è nato Green Cards? Michele De Luca, project manager di Green Cards ci porta il suo sguardo su una domanda semplice che conserva una risposta complessa
C’è una domanda che, a un certo punto, ha iniziato a tornarci in testa sempre più spesso. Una domanda semplice, almeno in apparenza: chi gestisce davvero la sostenibilità nelle imprese? Me lo sono chiesto più volte negli ultimi anni, lavorando in Project School insieme ad Antonio e al resto del team, confrontandoci ogni giorno con aziende, enti pubblici, associazioni, giovani professionisti. Ce lo siamo chiesti durante i percorsi sull’innovazione sociale, ce lo siamo chiesti organizzando Southstainability, ce lo siamo chiesti ascoltando imprenditori che, sempre più spesso, ci dicevano “Sappiamo che dobbiamo occuparci di ESG, ma non sappiamo da dove partire”.
Perché il punto è proprio questo: oggi quasi tutte le imprese parlano di sostenibilità. Ma poche sanno davvero come governarla. Negli ultimi anni il tema è diventato strutturale. Le nuove direttive europee sulla rendicontazione di sostenibilità (CSRD) hanno ampliato in modo significativo il numero di imprese obbligate a misurare e comunicare il proprio impatto. Secondo i dati 2024–2025 di LinkedIn Economic Graph e di diversi osservatori sul lavoro green, le professioni legate a ESG, sustainability management e impact reporting sono cresciute in Europa di oltre il 30% in cinque anni. In Italia, Unioncamere e ANPAL stimano che entro il 2026 oltre il 60% delle imprese medio-grandi richiederà competenze green strutturate.
Eppure, sul territorio, quello che vedevamo era diverso. Parlando con le imprese pugliesi, spesso grazie al lavoro di connessione e ascolto portato avanti insieme a Confindustria Puglia, emergeva sempre lo stesso paradosso: la domanda c’era, ma mancavano le competenze giuste. O, meglio, mancavano persone capaci di tenere insieme strategia, dati, comunicazione, normative, territorio. Spesso la sostenibilità veniva affidata “a qualcuno che se ne intende un po’”. Al responsabile qualità. All’ufficio marketing. A una figura amministrativa volenterosa. A un consulente esterno. Con risultati discontinui.
Da qui è nata una seconda domanda: ma dove si formano, oggi, le persone che dovrebbero occuparsi di tutto questo? Esistono master, corsi, certificazioni. Ma raramente sono pensati in modo integrato. Molti sono prettamente (se non unicamente) teorici, scollegati dalle imprese. Altri sono molto tecnici, ma privi di una visione sistemica. Mancava qualcosa che mettesse davvero insieme formazione, lavoro e territorio.
Come Project School, negli anni abbiamo imparato che i progetti funzionano solo quando nascono dall’ascolto. Non dai bandi, non dalle mode, non dalle parole chiave del momento. Ma dai bisogni reali. E così abbiamo iniziato a fare quello che sappiamo fare meglio: parlare con le persone. Con imprenditori, manager, funzionari pubblici, operatori del terzo settore, giovani. Abbiamo raccolto dati, impressioni, difficoltà, aspettative. Abbiamo analizzato i fabbisogni formativi. Abbiamo osservato come si muoveva l’ecosistema. Da questo lavoro è emerso un quadro molto chiaro: servivano figure nuove. Ibride. Capac i di leggere un bilancio, ma anche un report di impatto. Di compilare indicatori ESG, ma anche di raccontare in modo credibile quello che un’azienda sta facendo. Di dialogare con i vertici, ma anche con le comunità. Servivano, in sostanza, dei veri Sustainability Expert.
È da qui che nasce Green Cards, come un percorso, come una nuova postura di sostenibilità. Un ponte tra giovani e imprese, tra aula e territorio, tra competenze teoriche e applicazione pratica. Grazie al lavoro congiunto con i partner tecnici e istituzionali, al contributo di AFG Formazione Globale e al ruolo di aggregazione svolto da Confindustria Puglia nel coinvolgimento diretto delle aziende, siamo riusciti a costruire un modello che tiene insieme formazione certificata, laboratori, tirocini retribuiti e accompagnamento professionale. Quando abbiamo aperto ufficialmente le candidature non sapevamo davvero cosa aspettarci, ma in poche settimane abbiamo ricevuto oltre cento richieste di adesione. Dalla Puglia, da altre regioni, dall’estero. Profili diversi, background differenti, ma un filo comune: la volontà di lavorare sulla sostenibilità in modo serio, strutturato, professionale. Una conferma importante, una iniezione di fiducia verso un presente e un futuro sostenibili “grande così”.
Oggi Green Cards è partito: la classe è formata, le lezioni sono iniziate, le Green Cards Companies sono coinvolte. Ma siamo solo all’inizio. Perché questo percorso non è pensato per essere un punto di arrivo: è un laboratorio territoriale, un esperimento aperto, un tentativo concreto di costruire una nuova generazione di professionisti capaci di muoversi dentro la complessità della transizione ecologica e sociale. Come Project School, crediamo che il nostro ruolo sia questo: creare spazi in cui giovani, imprese e istituzioni possano crescere insieme. Senza compartimenti stagni. Senza scorciatoie. Senza retorica.
Se oggi qualcuno ci chiede com’è nato Green Cards, la risposta è semplice e complessa allo stesso tempo. È nato da una domanda. È cresciuto grazie all’ascolto. È diventato realtà grazie alle relazioni. E continua a evolversi grazie al territorio. Ed è da qui che vogliamo continuare a partire. Michele De Luca, Project manager di Green Cards
